I creditori non si possono includere in un’unica classe
Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (Pro) potrebbe essere utilizzato anche per liquidare il patrimonio, ma la sua ammissibilità in assenza di continuità aziendale resta ancora incerta. La Corte d’appello di Roma, con la sentenza del 15 maggio scorso, ha confermato l’inammissibilità di un Pro liquidatorio, concentrandosi soprattutto sulla corretta formazione delle classi. Il debitore non può creare classi artificiali per ottenere il consenso necessario, ‘annegando’ i creditori contrari tra creditori favorevoli. Le classi devono infatti rispettare l’omogeneità delle posizioni giuridiche dei creditori, considerando le caratteristiche e la natura dei rispettivi crediti. Nel caso esaminato la classe dei creditori chirografari era troppo eterogenea e quindi non conforme alla legge. La decisione non risolve la questione del Pro liquidatorio, ma conferma che una percentuale uniforme di soddisfazione non basta a giustificare una classe unica e limita l’uso del Pro come alternativa al concordato liquidatorio.